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Coltiviamo la cultura del rispetto della legge


Spesso in Italia si parla di immigrazione, immigrati clandestini, diritti agli immigrati etc. Stavo ascoltando per caso una puntata sul FattoTV con ospite Gianfranco Fini visibile al seguente link: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/01/29/fattotv-streaming-ospiti-gianfranco-fini-antonio-padellaro/218763/

Lasciando stare le opinioni politiche e personali sull'onorevole Fini, vorrei concentrarmi sulla discussione che stava avendo con i conduttori.

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L'On. Fini dal minuto 53.05 al minuto 55.30 esprime ciò che lui, ma che anche tanti altri pensano in tema di immigrazione, dicendo che secondo l'attuale legge Bossi-Fini, per gli stranieri che sono arrivati in Italia con un valido permesso di soggiorno, il fatto che la legge preveda che, qualora perdessero il lavoro, hanno 6 mesi di tempo per trovare un altra occupazione è una delle cause dell'aumento degli immigrati clandestini. Pertanto afferma che 6 mesi sono pochi per trovare un altro lavoro e perciò questo termine dovrebbe essere allungato.

Inoltre, la discussione continua dicendo che molti di questi immigrati nel frattempo hanno messo su famiglia, che i loro figli sono nati in Italia e parlano italiano, e anche il dialetto. Pertanto queste famiglie se non trovano lavoro entro 6 mesi dalla perdita di quello precedente non dovrebbero essere considerati clandestini se continuano a rimanere in Italia, e che dunque si dovrebbe in qualche modo modificare la legge.

Ora, con tutto il rispetto degli immigrati in Italia, credo che se abbiamo una legge dovremmo farla rispettare e in questo modo il numero degli immigrati clandestini non aumenterebbe. Sei mesi sono un periodo di tempo più che ragionevole per trovare un lavoro. Se non si trova è perché probabilmente non c'è e dunque purtroppo non ci sono le condizioni originarie che aveno portato l'immigrato a venire in Italia. Io sono un immigrato in Australia, un Paese in cui si vive bene perché le cose funzionano bene e per fare un confronto, qui se non si è in possesso di una residenza permanente, se uno straniero ottiene un permesso di lavoro e per qualche ragione perde il lavoro, non ha 6 mesi di tempo per trovarne un altro ma solo 28 giorni! E per di più deve essere un lavoro che rientra in una lista di occupazioni ricercate in Australia e che prevede un mínimo salariale di circa $52,000. Ovviamente ci possono essere altri modi per rimanere in Australia quali richiedere un visto studente o altri visti di lavoro, ma sempre in base alla qualifiche in possesso, alla propria esperienza di lavoro, alla lista delle occupazioni richieste, alla zona in cui si vive e si lavora e al minimo salariale. Ma se si parla di visto provvisorio di lavoro, si hanno 28 giorni di tempo prima di diventare clandestini.

Questo per dire che in Australia le leggi in tema di immigrazione sono molto rigide. Non voglio affermare che dovremmo avere le stesse leggi australiane, ma semplicemente sottolineare uno dei tanti problemi dell'Italia, ovvero la fatica di riuscire a far applicare le leggi. Mi chiedo perché noi italiani dobbiamo sempre adattare le leggi ad oltranza e non semplicemente concepire una legge fatta bene e farla rispettare. Trovo che abbiamo una tendenza a far fatica a sottostare alle regole, e i fatti di cronaca lo confermano, che ci porta a far valere la cosiddetta "legge del più furbo" ovvero cercare di aggirare la legge senza rendersi conto che se tutti si comportano in questo modo non si fa altro che danneggiarsi a vicenda.

Tornano al tema degli immigrati, se mettono su famiglia senza avere un permesso di soggiorno permanente, ciò non dovrebbe cambiare il fatto che se perdono il lavoro dovrebbero tornare nel loro paese di provenienza o lasciare l'Italia. Se un immigrato con famiglia non lavora, questi costi cadranno sullo Stato sia in termini di soldi destinati ad assistere queste categorie, sia in termini di costi di criminalità perché ovviamente essere clandestini porta a delinquere sia dal punto di vista dell'immigrato sia dal punto di vista dei datori di lavoro che offrono lavori in nero, non pagando le tasse, offrendo condizioni di lavoro pessime e dando quindi inizio ad ulteriori problemi.

NON VOGLIO ASSOLUTAMENTE INIZIARE UNA POLEMICA, e non voglio neanche andare sullo specifico delle leggi sull'immigrazione in Italia, di cui ho una conoscenza limitata, ma semplicemente vorrei invitare tutti noi italiani a coltivare maggiormente la cultura del rispetto delle regole, sia quelle che consideriamo giuste sia quelle che pensiamo siano sbagliate. Solo così saremmo in grado di crescere come popolo e di garantirci condizioni di vita migliori e maggiore stabilità sia sul piano sociale sia su quello economico.

Ribadisco che il mio articolo non vuole essere assolutamente discriminatorio nei confronti degli immigrati in Italia, ma ho ritenuto trattare questo tema in questo articolo come spunto per portare un esempio di come funzionano le cose all'estero. E se certe cose funzionano all'estero (ricordo i 28 giorni per lasciare l'Australia quando si ha un visto provvisorio e si perde il lavoro) perche non possiamo far funzionare le cose in Italia? Da qui la riflessione e l'invito a coltivare maggiormente la cultura del rispetto della legge.

Commenti

Raz ha detto…
Eri partito bene col titolo dell'articolo, salvo poi finire col buttare giù una 50ina di righe prive di sostanza. Ma, io dico, con tutti gli esempi, situazioni, aneddoti, ecc che potevi citare a sostegno della "cultura del rispetto", non ti sei reso conto che tirare in ballo un argomento che tu stesso ammetti di conoscere solo in modo limitato non ha fatto altro che privare questo articolo di ogni sostanza? Pensi davvero che siano così rilevanti i costi che ha un immigrato disoccupato per lo Stato italiano in confronto ai costi che hanno quei porci parlamentari e simili? Quello sì che era un esempio che appoggiava un argomentazione della cultura del rispetto. Il buon senso, ca**o...
Roberto ha detto…
Ciao Raz, grazie per il commento.

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