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Studenti Italiani in Australia
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La mia esperienza in farm - Racconti di un lettore del blog

Ringrazio un mio lettore che ho anche conosciuto di persona, per avermi mandato questo articolo da pubblicare per condividere la sua esperienza in farm.

L'articolo non ha bisogno di presentazioni quindi vi lascio direttamente all'esperienza raccontata in prima persona.

"Breve premessa, che comunque molti sanno già: se hai il Working Holiday VISA puoi restare in Oz un anno, ma se ti fai 88 giorni certificati di lavoro in alcune zone fuori dalle grandi città puoi rimanere anche un altro anno. Che tipo di lavoro? In miniera, nella pesca, oppure in agricoltura. Non per niente tra le miriadi di viaggiatori che affollano il Regno di Oz una delle domande che ci si fa di solito è sempre: Ma tu hai fatto le farm? Fine premessa.

Quando sono arrivato qui l'idea è stata quella di fare subito questi 88 giorni per togliermi il pensiero. Non sapevo allora e non so adesso se vorrò ritornare qui, ma la volontà era quella di avere tutte le possibilità aperte. 


Bisogna anche dire che questi tre mesi (che possono essere un po' di più, perché si contano solo i giorni di lavoro effettivo) possono anche essere tra quelli più duri, per cui se passi quelli poi sei pronto ad affrontare tutto il resto con un sorriso e un'alzata di spalle.


Il punto è sempre come hai intenzione di affrontare le esperienze che ti troverai davanti, e cosa ti aspetti. Come ricordato anche nell'ultimo articolo di questo blog "Il NON sevizio di Striscia la Notizia su Il Sogno Ausraliano", il Working Holiday è stato pensato per dare la possibilità di viaggiare e lavorare nel contempo. La possibilità di fare le farm è un qualcosa in più che se vuoi puoi fare, altrimenti puoi semplicemente goderti il tuo anno di Australia e poi tornare a casa. 

Non credo ci sia niente di male a volerlo usare, come molti fanno ora, per avere l'opportunità di avere tempo qui per poter trovare un lavoro serio e magari stabilirsi. Bisogna però ricordarsi la seguente cosa: vuoi ottenere un secondo anno? Devi fare gli 88 giorni. Punto. Che sia agricoltura, allevamento, pesca, miniera, devi farti quei giorni e devi farteli in regional areas. 

Bisogna inoltre che tu abbia aspettative realistiche su quello che troverai, soprattutto se sei un cittadino che non ha mai avuto esperienze simili.


Se lavori nei campi (o in miniera, o in barca, o in un allevamento...) il lavoro può essere faticoso, spesso sei sotto al sole, ti sporchi di sicuro e magari può anche essere che ti fai male. Fa parte del gioco: io arrivo da una famiglia di contadini e quello che ho trovato non era niente di diverso da quello che ho sempre visto e fatto sin da quando ero un bambino in Italia. Ci sono alcune cose diverse, qua, ovviamente: siamo in un altro continente, dopotutto. Questo include il fatto che sei in zone fuori città in cui magari non c'è connessione internet o telefono. Bisogna però dire che questa situazione è sempre più rara: quand'ero in cattle station, a cento chilometri dal paese più vicino (di forse venti abitanti) avevo nonostante tutto una buona connessione, per cui non è detto ti trovi ad essere così isolato.

Quel che è certo però è che sì, sarà probabilmente più dura di andare a lavorare in ufficio. Ma la questione è: cosa sei qua a fare? Cosa vuoi? Se vuoi lavoricchiare e viaggiare per un anno puoi farlo. Se però vuoi il secondo anno devi fare gli 88 giorni: come qualsiasi altra cosa nella vita se vuoi qualcosa devi faticare. Abituati.


Che poi non è neanche detto: conosco gente che ha scelto di fare solo woofing e in questo modo ha passato tre mesi di quasi vacanza in posti come Byron Bay, lavoricchiando mezza giornata a togliere erbacce nell'orto o simili e poi andando in spiaggia e a far festa il resto del tempo. Sì, non erano pagati, ma avevano vitto e alloggio gratuito. E un bell'alloggio, altro che.

Puoi anche scegliere di lavorare per un salario però, non è che sei obbligato a lavorare gratis. Conosco gente che ha raccolto verdura, che ha raccolto mango, che è andata in cattle station ed era ben pagata. Ne conosco altra che era pagata pochissimo, invece, ma qui entra in gioco il consiglio che Roberto ha sempre dato: se hai una macchina puoi scegliere di andare via immediatamente se un posto non ti piace, se sei trattato male o se non ti pagano abbastanza. Non che tu non possa farlo senza auto, ma è ovviamente più difficile. 

Il segreto comunque sta sempre nell'informarsi il più possibile. Costa un po' di impegno, ma evita tanti problemi. Chiedi quanto ti pagano, chiedi com'è l'alloggio, chiedi tutto! Magari non puoi evitare tutti gli scam (fregature), ma magari anche sì.

Ad ogni modo, a meno che tu non sia tra i fortunati che trovano un lavoro subito, ben pagato e con una buona sistemazione, è vero che affrontare la ricerca di occupazione e poi il lavoro in sé può richiedere anche una buona dose di palle. Molti mollano prima della fine dei giorni: alcuni che conosco addirittura hanno mollato dopo solo una giornata. 

Questa è la storia di come è andata a me.

Atterriamo con la mia ragazza a Brisbane in un giorno di fine estate, e non perdiamo tempo. A partire dalla mattina seguente al nostro arrivo iniziamo a muoverci per organizzare tutto e poter cominciare a lavorare subito.

Questo significa aprire un conto in banca, il TFN, il Medicare e tutta quella burocrazia che qui riesci comunque a fare nel giro di quarantott'ore. 

Dopodiché compriamo una macchina. L'idea era quella di prendere un van, ma se non pianifichi di abitarci per mesi la cosa migliore rimane una station wagon. Motore migliore, prezzo inferiore, e puoi comunque dormirci dentro in caso di necessità. E poi fare un lungo viaggio in van, a meno che non sia nuovo, significa guidare ad una velocità massima di 80/90 all'ora, che di fronte alle centinaia di chilometri di strade deserte di Oz vuol dire suicidarsi di noia.

Il primo lavoro lo troviamo con il sistema classico: gira per le farm e chiedi se hanno bisogno di te. C'è anche un secondo sistema “classico”: cerca su Gumtree. Quest'ultimo tipo di ricerca ci procura invece tutti gli altri lavori. 

La nostra prima occupazione è in un'azienda di fragole. 

Duriamo tre giorni. 

Gente fuori di testa, ritmi pazzeschi e comportamenti insalubri come il farti lavorare sotto getti di acqua gelida ci convincono in fretta a trovarci un'altra azienda che, per fortuna, è molto più umana. 

Come si diceva prima: può essere che trovi posti schifosi, brutta gente e così via. Niente di eccezionale in questo: prendi e cambi.

Il lavoro in ogni caso è sempre quello: si tratta di piantare fragole. Centinaia, migliaia di fragole ogni giorno. 

Quando inizi pensi: Non è così difficile!
Dopo quattro ore invece: Uccidetemi.

Come dicevo prima, io arrivo da una famiglia di contadini. Ho lavorato con la terra da quando ero bambino e la fatica non mi ha mai spaventato. Questo però è diverso: si tratta di qualcosa programmato in ottica industriale. Ettari e ettari di terreno su cui restare chinato per ore a piantare fragole. Niente di peggio per la schiena. Abbastanza buono dal punto di vista economico, però, anche se il fatto di essere pagati secondo la quantità di fragole piantate ha i suoi vantaggi e svantaggi. Ad ogni modo dove lavoriamo noi le condizioni sono buone: i proprietari sono gentili, c'è la pausa pranzo e le varie pause di mezza giornata e se hai un van o un'auto dove dormire puoi rimanere gratis in fattoria, con servizi igienici e cucina. Niente di speciale, io non ci vivrei, ma se sei un backpacker un po' più adattabile di me potrebbe essere perfetto.

C'è di peggio che piantare fragole, però: il pruning, quello che da noi si chiama potatura. Se mentre pianti riesci a cambiare posizione perché devi tirarti il sacco vicino o distribuire le piante vicino ai buchi, quando poti non cambi mai posizione. Ti sposti avanti sempre chino e già dopo il primo giorno ti rendi conto che il planting era un gioco da ragazzi a confronto. 


Non nascondo che sia un lavoro duro, ma abbiamo una camera nella città vicina con tutte le comodità e alla fine la vita non è quindi così terribile. Abbiamo i nostri giorni off, abbiamo trovato amici e ci facciamo sempre qualche gita al mare o nei parchi nazionali nelle vicinanze.

Con le fragole passiamo 33 dei nostri 88 giorni, dopodiché decidiamo di cambiare e di spostarci di un migliaio di chilometri all'interno del Queensland per andare a vivere e lavorare in una cattle station. Qui trascorriamo quelle che sono due delle settimane più belle che abbiamo vissuto in Oz. Per vari motivi l'esperienza non dura più di quindici giorni, quando sin dall'inizio speravamo in qualcosa che ci portasse fino alla fine del periodo farm. Purtroppo le cose belle (come le brutte, per fortuna) sono sempre destinate a finire e appunto dobbiamo andarcene dal ranch dopo non molto.

L'accordo per stare in cattle station (un ranch nel mezzo del nulla) è che hai vitto e alloggio e cinquanta dollari alla settimana. Visto che comunque soldi non ne spendi perché quando si parla di essere in mezzo al nulla si intende letteralmente non avere nemmeno un villaggio a meno di cento chilometri da casa, a noi va benissimo tentare questa avventura. Doverci fare gli ultimi ottanta chilometri per arrivare là su strade di sassi nel mezzo del bush non è qualcosa che ci faccia sentire molto sicuri, ma quando vediamo poi dove abiteremo e come procede la vita ci innamoriamo immediatamente.

I coniugi proprietari del posto ci lasciano l'intero cottage in cui vivevano loro fino a pochi anni prima. La casa è vecchia, ma pulita e ben tenuta, come tutto il resto della cattle station. 


Qui lavoriamo con vacche, galline, cavalli. Prendiamo lo Ute e ci facciamo chilometri per andare a verificare e sistemare recinti, vasche per l'abbeveraggio delle bestie e tanti altri lavori e lavoretti. Aiutiamo anche a ridipingere la casa e mille altre piccole cose. Viviamo nella maniera più semplice possibile, ci godiamo il silenzio, le notti stellate, i cieli immensi.

Non ci mancano le città, non ci manca la gente. Il resto del mondo può essere scomparso per quel che ci riguarda. C'è quel po' di rete internet che ci permette di tenerci in contatto con la famiglia, ma per il resto non c'è televisione, non ci sono bar e non ci sono discoteche. Niente di male in questo.

Quando scopriamo di dover partire dalla cattle station cominciamo a ricercare su Gumtree un'altra opzione. Le due opportunità che ci ispirano di più sono un'azienda vinicola in cui dovremmo potare le viti o una miniera d'oro in cui dovremmo aiutare e fare un po' di tutto.


Nel primo caso saremmo pagati (non molto) e saremmo un po' più in mezzo alla civiltà, ma il lavoro sarebbe noioso e non essendoci altre possibilità, dovresti vivere insieme con gli altri lavoratori, in un posto che ad intuito sembra uno schifo. Mesi più tardi scopriamo che il lavoro era davvero pagato pochissimo e che il posto in cui saremmo dovuti vivere era davvero uno schifo.

Nel secondo caso saremmo pagati cinquanta dollari alla settimana, ma avremmo vitto e alloggio compresi. Saremmo nel mezzo del nulla, ma la cosa ci attira dopo l'esperienza che abbiamo passato in cattle station. A detta della proprietaria l'accommodation non è poi così male e c'è perfino rete, anche se magari devi spostarti dietro il donga per riuscire a telefonare. Il donga è dove dovremmo vivere: una costruzione rettangolare in alluminio tipica delle miniere, in cui di solito c'è stanza da letto, cucina e bagno, come minimo. Saremmo vicini ad un lago, immersi nella Natura e i lavori che dovremmo fare sarebbero vari e interessanti. Oltretutto, visto che saremmo molto distanti da una qualsiasi città, ogni settimana o poco più ci occuperemmo anche della spesa, per cui potremo vedere un po' di civiltà e magari andare in internet, se ci serve.

Ci decidiamo infine per quest'ultima, dicendoci che dopotutto avevamo fatto lo stesso azzardo quando avevamo scelto la cattle station e guarda che figata era stata! E poi una miniera d'oro! 

Questa volta invece scopriamo uno dei molti significati della parola scam.


Il donga non è un donga, intanto. E' un container con tre buchi nelle pareti come porte e tre fogli di compensato come pareti divisorie delle tre “camere” al suo interno. I materassi sono vecchi e ammuffiti e gli ambienti sono sporchi oltre ogni dire. Per pulire quel posto serve il fuoco purificatore di Zeus, non c'è altra soluzione possibile. 

Non c'è elettricità a parte tre lampadine. Non c'è neanche acqua calda: quello che devi fare è usare l'acqua pescata da una falda sotterranea, riempire un bidone di ferro e accendere un bel fuoco con la legna che trovi nel bosco. La cucina è un covo di scarafaggi e unto e veniamo avvisati di non usare il forno perché c'è un nido di ratti all'interno.

Scopriamo inoltre che il lavoro non è un onesto woofing (ufficiale o non ufficiale) per cui presti la tua opera mezza giornata in cambio di vitto e alloggio. Qui si lavora dalle sette e mezza di mattina fino alle sei di sera e si lavora duro. In verità quel posto è una vecchia miniera, abbandonata da tempo e che ora il proprietario vuole riaprire. Il lavoro che si sta facendo là è infatti quello di rimetterla in attività, sistemando macchinari, scavando, preparando. In teoria hai sabato e domenica liberi, ma non è detto. 

Dopo aver scoperto tutte queste interessantissime cose, che la compagna del proprietario che ci aveva bellamente nascosto anche di fronte a domande precise, ci poniamo quindi il dubbio se rimanere o no. Il dubbio si risolve nel tempo di un battito d'ala e telepaticamente io e la mia ragazza decidiamo di andarcene immediatamente, nello sconcerto del proprietario che non capisce perché non vogliamo rimanere in un posto così bello. Perché non mi piacciono i ratti, non mi piace la muffa e non ho con me del napalm per pulire questo dannato posto!

Riusciamo finalmente a fare i nostri ultimi 40 giorni di farm in un'azienda di verdure e avocado ad Atherton, un'ora e mezza da Cairns.

Nemmeno qui il posto è una favola: viviamo in una stanza allestita in un capannone di alluminio, che però dopo aver sistemato e pulito diventa abitabile, anche se ci sono topi e opossum che passano a trovarci e siamo vicino alla stalla dei maiali. Il tempo è la cosa peggiore, poiché piove e fa freddo per metà dei nostri quaranta giorni. Poi finalmente le giornate si rischiarano (e noi apprezziamo molto di più la vita in farm), ma in compenso le notti diventano gelide e dobbiamo avvolgerci in sei o sette coperte per poter sopravvivere. Il lavoro non è per niente male, però. A parte quando dobbiamo aiutare in casa a pulire i casini lasciati dai bambini, le nostre occupazioni variano dal togliere erbacce al raccogliere verdure o avocado per mezza giornata. Il surplus di lavorare in un posto del genere è che puoi mangiare quanta roba sana vuoi, anche se il problema è che ora ho una seria dipendenza da avocado, che in Italia non riuscirò a soddisfare. 

A volte questo periodo non è facile, ma con spirito di adattamento e forza di volontà riusciamo a finire così tutti i nostri 88 giorni. 


In definitiva quello che posso dire è che sì, fare le farm può essere duro. Ma vivere in Australia in generale può essere duro, se è per questo. Sei dall'altra parte del pianeta rispetto a casa tua, in posti che non conosci, con gente che non conosci e nel bel mezzo di una cultura e delle abitudini che non conosci. Dipende però da te con che attitudine affronti le cose. Se vivi questa esperienza con un po' di positività e di energia, senza lamentarti inutilmente, ma cambiando le cose se davvero non vanno bene, scoprirai quanto ti può dare e quanto ti può far crescere. 

Essere in posti che non conosci, con gente che non conosci, nel bel mezzo di una cultura e delle abitudini che non conosci può essere duro, ma può essere anche l'avventura più entusiasmante che mai ti capiterà.

Dipende da te."


(per altre storie sul Regno di Oz, questo è il mio blog http://www.oz-tales.com/)

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